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Area Alunni Secondaria |
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Eboli.... a tavola |
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ANTICHE RICETTE>>> |
U ‘GNORE
…A quei tempi molti stentavano a vivere e u 'gnore stentava di
più degli altri: dieci figli, lui e la moglie e due coppie di
suoceri:
una
famiglia di sedici persone, sedici unità di cui buona parte in
crescita e quindi di grande appetito. La mattina un po’ di pane
e qualcosa messa da parte la sera precedente e ben nascosta per
evitare. sorprese e la famiglia s'accurdava; a mezzogiorno, in
mezzo alla terra beh!: pane e cipolla, pane e aglio, pane e
fichi, pane e uva, pane e ciliege, ecc. e “se sciabuliava" ma la
sera bisognava mangiare qualcosa di caldo, di cotto, di condito
e allora cominciavano le campagne: la campagna dei broccoli-
sempre broccoli -, la campagna delle cicorie -sempre cicorie -,
campagna delle asprelle, campagna dei cavolfiori, campagna delle
patate, e, poi, alé! scialate! anche una piccola campagna, ma
piccola piccola, di fagioli, o di lenticchie, o di pasta e
fagioli. La pasta si mangiava la domenica, ma era pasta fatta in
casa. con il grano che avevano, durante l’estate e tutta la
famiglia vi aveva partecipato, spuculiatol Il tutto “cu nu file
file” d'olio perché l'olio costava caro!
Era festa quando si uccideva il maiale e quando u ‘gnore
riusciva a comprare un po’ di carne di “ strascione”l
E la sera la madre metteva sul 'desco familiare' due tegami
pieni di cucinato e tutti: vecchi, grandi e piccini si
lanciavano sulla pietanza; non c'erano piatti, ma tante
forchette; mancavano la tovaglia e i tovaglioli; di bicchieri
non ce n'era bisogno perché. non si beveva, in quanto si perdeva
tempo a bere e quindi si perdeva "nu muorse re cucinate"l Tutti
attingevano col pane e can le dita nei tegami e tutti divoravano
il contenuto perché la fame era grande !!
Naturalmente i vecchi erano quelli che restavano “a menza panza"
perché di denti ne avevano, si e no tre o quattro e non potevano
masticare velocemente come i ragazzi, armati di forti mandibole
e, grazie a Dio - diceva u 'gnore - di buon appetito (ma non si
capiva bene se lo diceva per benedirli o per rimpiangersi)!
Finito il pranzo ( ho scritto pranzo, ma era piuttosto assalto
ai tegami ) non tutti erano veramente soddisfatti e u 'gnore e
la moglie sentivano che non tutti si erano "accurdate”. E alloca
u' gnore si decideva e domandava: " Nè bardasce, vi siete
accurdate?
Qualcuno c'era sempre che rispondeva per tutti gli altri: “ No,
ué ta” E lui.“ Aspettate”: Scendeva nel cellaro e poco dopo
risaliva con una "cannata" di vino. “Tenete, bevete". E a turno
tutti bevevano alla cannata sotto gli sguardi avidi e di
controllo dei fratelli, sorelle, genitori, vavoni e vavelle e
ogni tanto si udiva una voce:
"Basta, basta, mo' tù futte tutte tu”. E così le famiglie si
riempivano lo stomaco dopo una giornata solare di lavoro, cioè
dall'alba al tramonto, sotto il sole, in campagna.
(tratto da: Attilio Spinelli: “….. EBOLI E DINTORNI “Ed.
Spinelli).
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Sicuramente questo brano ha da dirci molto anche rispetto alla
convivialità, al piacere di compiere un rito, quello del
mettersi a tavola insieme, condividendo ciò che la Provvidenza
offriva.
Oggi i ritmi frenetici, l'attività lavorativa di entrambi i
genitori, il desiderio di uscire spesso con gli amici,hanno
cancellato nei giovani l’ abitudine di consumare il pranzo o la
cena in famiglia, tutti insieme.
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